Raffaele Dambra - contenuti per il web

30/05/2011

L'esperienza straordinaria di un tassista romano

Questo simpatico viral-video racconta l'esperienza straordinaria di un tassista romano a cui la birra Corona Extra ha regalato il sogno di poter lavorare per un giorno a bordo della fantastica supercar Quaranta Giugiaro, prototipo realizzato in un unico esemplare. Da non perdere le espressioni piacevolmente stupite dei clienti invitati a salire sull'originalissimo taxi...

16/05/2011

Palombo chiede scusa ai tifosi della Samp: video virale del giorno

L'odierno trend di Youtube segnala un video particolarmente caldo: il capitano della Sampdoria, Angelo Palombo, che chiede scusa in lacrime ai suoi tifosi dopo l'inopinata retrocessione della Sampdoria in serie B.

In meno di 24 ore il filmato ha fatto registrare oltre 50.000 visite, piazzandosi alla posizione numero uno di Youtube Trends Dashboard del 16 maggio 2011. La classifica si riferisce ai soli utenti italiani.

 

11/05/2011

Romeo Sacchetti, il gigante di Altamura

Pubblico oggi un'altra biografia di un grande personaggio dello sport pugliese: Romeo Sacchetti, grandissimo cestista negli anni '70 e '80, campione d'Europa e vice-campione olimpico con la Nazionale Italiana.


ROMEO SACCHETTI, IL GIGANTE DI ALTAMURA
(scritto per Itinera Web)

 

Questa volta ci occupiamo di basket e precisamente di un ottimo cestista proveniente dalla nostra regione: Romeo "Meo" Sacchetti, ala-guardia di eccellente valore.
Nasce ad Altamura il 20 agosto 1953 ma ben presto si trasferisce al nord, precisamente a Novara, insieme ai genitori (siamo negli anni '50, di pane dalle nostre parti non ce n'è molto...). Si avvicina alla pallacanestro a 16 anni, quando entra a far parte della Wild Novara. Nel 1971 passa ad Asti, in serie B, conquistando subito la promozione nella massima serie nella quale, quindi, esordisce nella stagione 1972-73
.

 

raffaele dambra,itinera web,romeo sacchettiPer uno scherzo del destino la sua prima avversaria è la mitica Ignis Varese di Meneghin e Morse, ovvero il club di cui diventerà la bandiera negli anni '80; compagni di squadra di quella prima avventura nella massima serie sono Caglieris, Frediani, Merlati, De Simone, Kirkland e Benevelli.
L'anno successivo l'Asti cede il titolo sportivo al Torino ed anche Sacchetti si trasferisce all'ombra della Mole, dove si ferma per 3 stagioni prima di venir ingaggiato dalla Fortitudo Bologna; ritorna nel capoluogo piemontese nel '79 e ci resta fino all'83, quando si trasferisce alla Pallacanestro Varese dalla quale non si stacca più fino al termine della carriera nel 1991, a 38 anni.
Sacchetti viene considerato uno dei più forti giocatori italiani di sempre anche se, probabilmente, ha vinto meno rispetto ai suoi meriti. A volte è anche questione di fortuna, di trovarsi nel posto giusto al momento giusto e "Meo" ha avuto il "torto" di trasferirsi a Varese quando la grande epopea della squadra lombarda si era già conclusa; inoltre l'altamurano è stato anche assai sfortunato, vista la collezione di beffardi secondi posti: in campionato nel '90 (condito da un infortunio che gli impedisce di giocare al meglio le finali...), in coppa Korac nell'85 e in coppa Italia nell'85 e nell'88 ai quali vanno aggiunti anche due terzi posti, sempre in campionato
.

 

romeo sacchettiLe più grandi soddisfazioni Sacchetti le raccoglie in Nazionale, nella quale esordisce il 21 maggio 1977 contro il Messico raccogliendo 135 presenze: è medaglia d'argento alle Olimpiadi dei Mosca nel 1980 dove solo la Jugoslavia nega agli azzurri, che in semifinale avevano battuto i padroni di casa sovietici, un imprevedibile trionfo; è però oro agli Europei di Nantes del 1983, la prima grande vittoria del nostro basket, nella quale è ottimo protagonista dalla prima partita fino alla finale contro la Spagna. Ci pare doveroso ricordare i cestisti che accompagnarono "Meo" in quella storica conquista: Bonamico, Brunamonti, Caglieris, Costa, Gilardi, Marzorati, Meneghin, Riva, Tonut, Vecchiato e Villalta, più il coach Sandro Gamba; infine Sacchetti si porta a casa un bronzino agli Europei di Stoccarda del 1985.
Come abbiamo accennato in precedenza, il baffuto Romeo lascia definitivamente il parquet nel 1991 in seguito ad un grave infortunio (l'ennesimo della sua carriera) occorsogli in una partita contro Trieste: a Varese in campionato disputa 230 gare segnando 3026 punti, rimanendovi poi per qualche tempo, dopo il ritiro, come team-manager
.

 

Le doti tecniche da ricordare di Sacchetti sono state l'implacabilità difensiva, la capacità di lottare anche a rimbalzo, oltre al discreto tiro. Inoltre è stato aiutato dal suo fisico particolare: troppo pesante per le guardie avversarie e troppo veloce per i lunghi. Negli ultimi anni ha intrapreso la carriera di allenatore.


 

Raffaele Dambra

 

 

02/05/2011

Gianluca Pozzi, lo zingaro del tennis

Ad ulteriore testimonianza della mia grande passione per il tennis, posto un vecchio pezzo sul mitico Gianluca Pozzi scritto in occasione del suo ritiro dalle competizioni.


GIANLUCA POZZI, LO ZINGARO DEL TENNIS
(scritto per Itinera Web il 25 ottobre 2003)

 

Il 2003 ha segnato l'addio all'attività agonistica di Gianluca Pozzi, il miglior tennista pugliese di sempre ed uno fra i più forti in Italia nell'ultimo decennio. Alla fine anche un atleta "sempreverde" come lui ha dovuto arrendersi al verdetto inappellabile della carta d'identità che quest'anno è arrivata a segnare ben 38 anni. Un risultato eccezionale, perchè mentre tutti i suoi coetanei si sono ormai ritirati da un bel pezzo, il nostro Gianluca ha continuato imperterrito a duellare ad armi pari con avversari molto più giovani di lui, alcuni dei quali avrebbero potuto essergli figli.

 

Nato a Bari il 17 giugno 1965, ha iniziato a praticare lo sport della racchetta presso il locale Circolo Tennis mostrando subito del talento, specialmente nei colpi mancini al volo. Sistematicamente ignorato dalla federazione italiana, a 19 anni ha salutato amici e parenti per iniziare una lunghissima frequentazione dei tornei challenger in ogni parte del globo, meritandosi l'appellativo di "zingaro del tennis". Oggi Pozzi ricorda con soddisfazione mista a divertimento che, a quei tempi, durante i tornei era costretto dal conto in banca che stentava a crescere ad alloggiare in alberghi di dubbia fama...
Risultati (e guadagni) appena discreti hanno infatti contrassegnato la prima parte della carriera del barese fino alla svolta del 1991 quando, alla non più giovanissima età di 26 anni, ha vinto a sorpresa il suo primo (e unico) torneo ATP uscendo finalmente dall'anonimato: sul cemento di Brisbane, Gianluca sconfisse in quell'indimenticabile settimana settembrina in terra australiana i vari Stolle, Woodbridge, Grabb, Stoltenberg ed in finale Aaron Krickstein con il punteggio di 6-3/7-6. Grazie a questo successo chiuse l'anno al n° 75 delle classifiche mondiali dopo averlo iniziato intorno alla 200^ posizione.

 

Gli anni immediatamente successivi, pur contrassegnati da alti e bassi, hanno comunque confermato l'ingresso in pianta stabile di Pozzi nel tennis che conta, procurandogli un gran numero di tifosi affascinati dal gioco d'altri tempi del "McEnroe dei poveri" (un altro nomignolo con il quale è rimasto famoso) fatto quasi esclusivamente di colpi liftati, al volo, smorzate, pallonetti, ecc. Una vera e propria mosca bianca in una disciplina ormai preda dei picchiatori della pallina che sparano servizi ad oltre 200 kmh, che angustiano il pubblico con infiniti scambi da fondo campo, che utilizzano soltanto la solidità fisica, a scapito della tecnica pura, quale arma per vincere le partite. Ecco, la grande impresa di Pozzi è stata quella di essersi saputo ritagliare uno spazio importante in un tennis che non avrebbe dovuto più appartenergli: lui sarebbe stato a suo agio negli anni '60-'70, a duellare con i grandi virtuosi della racchetta australiani e americani e non oggi, a difendersi dalle bordate degli instancabili arrotini spagnoli e sudamericani. Non per altro ha sempre mal digerito la terra rossa preferendo le superfici più veloci possibili, l'erba innanzitutto.
Il mancino barese ha vinto molti tornei challenger nel corso degli anni: Kuala Lumpur in Malesia (da cui l'ennesimo soprannome: Sandokan), Taiwan, Cherbourg, Wolfsburg, Velenje, Flushing, Winnetka, Andorra, Surbiton, Tel Aviv, ed altrettante volte ha raggiunto la finale. Nei tornei maggiori, oltre il successo di Brisbane, ha raggiunto la finale a Vienna nel '92 (k.o. da Korda dopo aver battuto Bruguera e Chesnokov), la semifinale al Queen's nel 2000 (facendo un paio di vittime illustri: Agassi e Safin), i quarti ad Halle ('98 e '99), Nottingham ('98 e 2000) e Marsiglia ('99) e gli ottavi agli US Open ('94) e a Wimbledon (2000).

 

Capitolo Coppa Davis: completamente dimenticato da Adriano Panatta anche nei momenti di miglior forma e in incontri da disputare sulle superfici a lui più congeniali, ha avuto inizialmente qualche chance maggiore da Paolo Bertolucci che l'ha convocato per la semifinale e la finale dell'edizione 1998, facendolo però giocare in entrambe le occasioni solo a risultato acquisito (vittoria contro l'americano Gilmestob, sconfitta contro lo svedese Gustafsson); l'anno seguente, finalmente ha avuto l'opportunità di esordire come titolare in Svizzera, rimediando un secco 0-3 dal forte Marc Rosset ma superando poi il giovane talento Roger Federer. Clamoroso, invece, è stato l'episodio del 2000 che ha sancito la retrocessione in serie B dell'Italia e l'esonero del CT Bertolucci: Pozzi, che per l'intera stagione si era proposto quale miglior tennista azzurro, è stato colpevolmente messo da parte in vista dello spareggio-salvezza da giocare in casa contro il modesto Belgio; inoltre, come superficie, è stata scelta la terra rossa invece che assecondare le abitudini soprattutto "erbivore" del barese. Ebbene, sapete tutti come è andata, con Gaudenzi sconfitto seccamente dal giovane Olivier Rochus che, appena un mese prima, era stato "maltrattato" sull'erba di Wimbledon dal nostro Gianluca.
La partecipazione come unico singolarista azzurro alle Olimpiadi di Sydney (eliminato al 2° turno da Alami) l'ha in parte ricompensato delle delusioni della Davis.
Chiusa la carriera internazionale (durante la quale è salito fino al numero 40 della classifica ATP), adesso per lui inizia una nuova esperienza come istruttore: sua intenzione, infatti, è quella di costruire un'Accademia del Tennis a Milano. D'altronde un atleta che è riuscito nella mirabile impresa di progredire intorno ai 30 anni, ossia il periodo in cui solitamente si comincia la parabola discendente, ha moltissimo da insegnare. Speriamo che anche grazie ai suoi suggerimenti il nostro tennis possa rialzarsi dallo stato di torpore nel quale staziona da ormai troppi anni.

 

 

Raffaele Dambra