Feb 19, 2001 - sport    No Comments

A.S. Bari calcio 2000-2001: che tristezza!

La cenerentola del campionato italiano di calcio è, purtroppo, il Bari. Le cifre non ammettono repliche: dopo 19 partite i galletti hanno accumulato solo 12 punti, frutto di 3 vittorie, 3 pareggi e 13 sconfitte. La retrocessione in serie B sembra inevitabile.

Una retrocessione annunciata. Da molti anni, infatti, la società barese attua una politica di gestione economicamente oculata ma che, dal punto di vista prettamente tecnico, non ha dato mai molti frutti. È vero, i biancorossi stanno giocando il loro 4° torneo di A consecutivo, cosa abbastanza rara per chi è stata sempre definita una “squadra-ascensore”, ma non sono mai andati oltre risicate salvezze. Eppure non mancano gli introiti miliardari: alla cessione ai grandi club degli ottimi calciatori che hanno indossato la casacca de Bari negli ultimi anni, non è mai corrisposta un’adeguata campagna di vero rafforzamento. I tifosi continuano a chiedersi dove siano finiti i miliardi incassati dalle vendite di Protti, Kenneth Andersson, Ingesson, Sala, Ventola, Bressan, De Ascentis e Zambrotta, per non parlare di quelli che arriveranno a breve per il gioiellino Cassano. Se poi aggiungiamo i grossi guadagni ottenuti con il ricco contratto con la pay-per-view, che è anche sponsor della squadra, il mistero si fa sempre più fitto.
Crediamo che in società siano ancora “scottati” dall’esperienza fallimentare del 1991-92 quando ad una campagna di rafforzamento da zona UEFA seguì una rovinosa retrocessione condita da un bilancio economico paurosamente in rosso. Ci vollero alcuni anni e molti sacrifici per rimettere le cose a posto, conservando anche una squadra sempre discretamente competitiva.

Il presidente Matarrese ha quindi attuato una politica che prevede la valorizzazione dei giovani, provenienti sia dal settore giovanile che dalle serie minori, nonchè la scoperta di talenti sconosciuti all’estero: questa politica, però, è molto rischiosa perchè non sempre si può avere la fortuna e la capacità di fare le famose nozze con i fichi secchi. Per la verità il d.s. Carlo Regalia è sempre stato molto bravo in tal senso, ma ci sembra che negli ultimi due anni abbia cominciato a fare cilecca anche lui: non ci spiegheremmo altrimenti i cervellotici acquisti di calciatori inutili, doppioni o tecnicamente inadeguati al nostro calcio. Ultimo clamoroso esempio, il mercato di riparazione appena concluso: tutte le squadre in lotta con il Bari si sono sapientemente rinforzate. Il Brescia ha preso Bachini e Pirlo, il Napoli Edmundo, la Reggina Dionigi, il Vicenza Dabo, il Lecce Ingesson, mentre il Verona aveva già provveduto in precedenza con l’ottimo Bonazzoli. Il Bari, invece, che era scoperto in tutti i ruoli tranne che in quello di attaccante esterno (Osmanovski, Cassano, Enynnaya), ha comprato solo un… attaccante esterno: Paolino Poggi.

Poi, il capitolo Fascetti. Sinceramente è molto singolare che un allenatore guidi lo stesso club per 6 anni consecutivi. Chissà quale patto d’acciaio hanno stretto il mister viareggino e i vertici del sodalizio barese… Il buon Eugenio aveva esordito sulla panchina biancorossa l’ormai lontano 10 dicembre ’95 con una storica batosta a Cremona (7-1, per gli immemori) ed accompagnato senza porre rimedio la squadra in serie B nonostante un’eccellente coppia d’attacco formata da Protti (24 gol) e Andersson (12 gol). L’anno successivo era riuscito però a strappare una fortunosa promozione dopo un avvio disastroso. In seguito ha disputato 3 campionati di A, contraddistinti da inizi spumeggianti e puntuali crolli finali, belle imprese e sconfitte sconcertanti e soprattutto dai conflitti perenni con la stampa e con i tifosi.
La prima rimprovera a Fascetti un atteggiamento dittatoriale e censorio con il quale è addirittura giunto a far emarginare dall’ambiente della squadra i giornalisti e gli opinionisti che hanno idee diverse dalle sue. E questo non va sicuramente bene.
La tifoseria, invece, non perdona al tecnico l’incapacità di dare alla squadra un gioco spumeggiante e moderno, come invece accade in altre parti d’Italia dove probabilmente ci sono anche meno risorse economiche: cosa ha, per esempio, l’Udinese più del Bari? Perchè i friulani sono diventati una realtà importante del nostro calcio ed i galletti restano ancorati alla mediocrità? Perchè Atalanta e Perugia vincono e divertono e il Bari no? Perchè una città capoluogo di regione con un bacino d’utenza di centinaia di migliaia di persone e con uno stadio da 55.000 posti non può finalmente cominciare a pensare in grande?
E fino a quando dovremo sopportare un tecnico che dopo 19 fallimentari giornate di campionato ha il coraggio di presentarsi in sala-stampa a parlare di sviste arbitrali, come solitamente fa dopo ogni sconfitta? Vogliono farci credere che è stato “qualcuno” a mandare in B il Bari? Nossignori, il pubblico barese è maturo e conosce il calcio, e soprattutto conosce chi sono i responsabili di questa stagione disgraziata.

D’altronde gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: lo stadio San Nicola, il mega-impianto vanto della città, è sempre desolatamente vuoto. A vedere le partite interne si presentano in media ormai non più di 13.000-14.000 spettatori a gara. L’anno prossimo, in serie B, basterà la sola tribuna d’onore per contenere tutti gli spettatori.
Eppure non molto tempo fa qualcuno andava urlando in giro che il Bari era una squadra “da serie A”…

Raffaele Dambra
Articolo scritto per Itinera Puglia il 19 febbraio 2001

A.S. Bari calcio 2000-2001: che tristezza!ultima modifica: 2001-02-19T19:39:00+00:00da raffaeledambra
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