Mar 28, 2014 - Biografie, Calcio, sport    No Comments

Franco Causio, il barone del calcio italiano

La Puglia ha prodotto tanti calciatori di ottimo livello ma nessuno, probabilmente, ha raggiunto le vette toccate da Franco Causio da Lecce (dove è nato il 1° febbraio 1949), una delle più forti ali italiane di ogni epoca.

Fu Attilio Adamo, trainer delle giovanili del club giallorosso, ad accorgersi prima di tutti di quel tipetto dal dribbling facile e dalla personalità spiccata che già a 16 anni fece il suo esordio in prima squadra. Causio passò poi alla Sambenedettese prima di essere adocchiato dai talent-scout della Juventus che, come è noto, hanno sempre avuto la vista lunga. Heriberto Herrera lo fece esordire in serie A a Mantova il 21 gennaio 1968, poi la dirigenza bianconera ritenne che per completare il suo percorso formativo fossero necessari un paio di stagioni a battagliare sui caldissimi campi del meridione, prima alla Reggina in B e poi al Palermo in A.

Franco Causio in nazionaleCausio tornò alla casa-madre juventina soltanto nel 1970: non era ancora titolare fisso (la concorrenza interna era fortissima), ma riuscì lo stesso a realizzare il consistente bottino di 6 reti che gli valsero le prime convocazioni nelle nazionali giovanili. La stagione successiva, con Cesto Vycpalek in panchina, la Juventus si aggiudicò il 14° scudetto della sua storia e Causio fu uno dei protagonisti principali tanto da meritarsi anche la fiducia del C.T. della Nazionale Valcareggi, che lo fece esordire in azzurro il 29 aprile 1972 a Milano contro il Belgio. Nacque proprio a quei tempi il soprannome che lo avrebbe accompagnato per tutta la carriera: il “barone“. Un po’ tutti pensano che il nomignolo sia dovuto all’eleganza con cui si muoveva sul rettangolo di gioco, ma in realtà pare che sia nato da un’esclamazione di Dino Zoff durante un raduno della Nazionale, quando, dopo averlo visto vestito come un damerino, lo apostrofò davanti a tutti i compagni dicendogli “Ma come sei elegante, sembri proprio un barone“! Un altro soprannome con cui Franco Causio è passato alla storia, questo di più facile interpetazione, è “Brazil“.

Ormai la sua carriera era lanciatissima: si riconfermò campione d’Italia nel ’72-73 (record personale di 8 gol), anche se lo stesso anno dovette subire la cocente delusione della sconfitta in finale di Coppa dei Campioni contro l’Ajax (0-1), poi venne selezionato per i mondiali del ’74 ma giocò poco poiché in quella Nazionale comandavano ancora i vecchi reduci del Messico. Ma con Bernardini prima e Bearzot poi diventò per molti anni padrone assoluto della maglia azzurra numero 7. Vinse ancora lo scudetto nel ’74-75, nel ’76-77 (record di punti + Coppa Uefa) e nel ’77-78. Fu anche grande protagonista al Mundial 1978 in Argentina, dove segnò anche una splendida ma inutile rete al Brasile nella finalina, meritandosi la convocazione nel “Resto del Mondo” che l’anno successivo sfidò i campioni argentini in un’accesissima partita celebrativa. Nel ’78-79 conquistò la sua prima e unica Coppa Italia.

Franco Causio nella JuventusLa stagione ’80-81 sembrò segnare l’inizio del declino della carriera del “barone”: in Nazionale un’espulsione rimediata in Lussemburgo gli fece perdere il posto a vantaggio dell’emergente romanista Bruno Conti, mentre a fine stagione la Juve, per la diciannovesima volta Campione d’Italia, gli dette il benservito non ritenendolo più utile alla causa bianconera. Il trentaduenne Causio fece le valige e passò all’Udinese dove si prese una clamorosa rivincita, disputando una splendida stagione, vincendo il “Guerin d’Oro” quale miglior calciatore del campionato e convincendo Bearzot a selezionarlo per i mondiali. In Spagna il fantasista leccese non fu primattore ma ebbe la soddisfazione di giocare, seppur per pochi minuti, la trionfale finalissima contro la Germania: anche Causio diventò campione del mondo! Chiuse con l’azzurro l’anno successivo a Cipro, collezionando l’ultima di 63 presenze, condite da 6 gol.

Nella stagione ’83-84 Causio ebbe la soddisfazione di giocare con il grande Zico: con “Brazil” e il “Galinho” al Friuli era sempre spettacolo. L’anno seguente passò all’Inter dove non legò con l’allenatore Castagner ma, grazie ad alcuni lampi di classe, riescì a farsi amare anche dalla tifoseria nerazzurra. Una parentesi nella natìa Lecce per partecipare senza grossa fortuna all’esordio in serie A del club salentino, ancora due stagioni con la Triestina in serie B a mostrare ai giovani come si accarezza il pallone e poi stop. Il “barone” salutò la scena nel 1988 a 39 anni suonati, dopo 460 presenze in A (66 gol), 94 in B (10 gol) e 16 in C. Numeri da vero gigante del calcio italiano.


Raffaele Dambra
Articolo scritto per Itinera Puglia il 17 gennaio 2002

Franco Causio, il barone del calcio italianoultima modifica: 2014-03-28T21:23:06+00:00da raffaeledambra
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